ABM Protocol Protocollo ABM Bedsharing and Breastfeeding: The Academy of Breastfeeding Medicine Protocol #6, Revision 2019 Condivisione del letto e allattamento: Protocollo n.6 dell’Academy of Breastfeeding Medicine Revisione 2019 Peter S. Blair,1 Helen L. Ball,2 James J. McKenna,3,4 Lori Feldman-Winter,5 Kathleen A. Marinelli,6,7 Melissa C. Bartick,8 e The Academy of Breastfeeding Medicine Uno degli obiettivi centrali dell’Academy of Breastfeeding Medicine è lo sviluppo di Protocolli clinici per la gestione di problemi medici comuni che potrebbero avere un impatto sulla buona riuscita dell’allattamento. Questi Protocolli servono unicamente come linee guida per la cura delle madri nutrici e dei bambini allattati e non delineano un piano terapeutico esclusivo né fungono da standard di assistenza sanitaria. Variazioni al trattamento possono essere appropriate in base ai bisogni del singolo paziente. 1 Centre for Academic Child Health, University of Bristol, Bristol, United Kingdom. 2 Infancy and Sleep Centre, Department of Anthropology, Durham University, Durham, United Kingdom. 3 Department of Anthropology, Santa Clara University, Santa Clara, California. 4 Mother-Baby Sleep Lab, Department of Anthropology, University of Notre Dame, South Bend, Indiana. 5 Department of Pediatrics, Division of Adolescent Medicine, Cooper Medical School of Rowan University, Camden, New Jersey. 6 Department of Pediatrics, University of Connecticut School of Medicine, Farmington, Connecticut. 7 Connecticut Children’s Medical Center, Division of Neonatology, Hartford, Connecticut. 8 Department of Medicine, Cambridge Health Alliance and Harvard Medical School, Cambridge Massachusetts. Scopo LA CONDIVISIONE DEL LETTO PROMUOVE L’AVVIO DELL’ALLATTAMENTO,1 la sua durata,2– 7 e la sua esclusività.7,8 In alcuni Paesi le organizzazioni sanitarie mediche e pubbliche sconsigliano la condivisione del letto, citando preoccupazioni per l’aumento del rischio di morte infantile correlata al sonno.9,10 Tuttavia, la condivisione del letto può essere rischiosa solo in circostanze pericolose come dimostrato da uno studio epidemiologico (Tabella 1).11 Intendiamo chiarire le evidenze attualmente disponibili relative ai benefici e ai rischi della condivisione del letto e ad offrire raccomandazioni basate sulle evidenze scientifiche, che promuovano la salute infantile e materna attraverso l’aumento della durata dell’allattamento.12 Le raccomandazioni in questo Protocollo si applicano alle diadi madre-neonato che hanno avviato l’allattamento e sono in contesti domestici e non sono intese per l’utilizzo in ospedali o centri di nascita. Sommario e raccomandazioni Sommario I livelli di evidenza (1–5) dall’Oxford Center for Evidence Based Medicine13 sono elencati tra parentesi e sono basati sulle citazioni che sono descritte di seguito nel materiale a supporto. Si veda il materiale a supporto per il modo in cui definiamo “condivisione del letto”, “SIDS” e “sonno separato” ai fini di questo Protocollo. Anche il “sonno al seno” è ivi definito. Nel complesso, la ricerca condotta fino ad oggi sulla condivisione del letto e l’allattamento indica che la vicinanza notturna facilita la durata dell’allattamento e la sua esclusività (livelli 2- 3).2,4,14 Nelle linee guida per la gravidanza e l’assistenza postnatale dovrebbero essere inclusi colloqui informativi sulla condivisione sicura del letto.15-19 Le attuali evidenze scientifiche non supportano la conclusione che la condivisione del letto (ad esempio, il sonno al seno) provochi la sindrome della morte improvvisa del lattante (SIDS) tra i bambini allattati, in assenza di pericoli noti (livello 3) (vedere Tabella 1).11 Sono necessari studi più ampi con controlli appropriati per comprendere la relazione tra condivisione del letto e morti infantili in assenza di pericoli noti nelle diverse età. Non tutti i pericoli sono individualmente modificabili dopo la nascita (ad es. prematurità). La morte accidentale per soffocamento è estremamente rara tra i bambini allattati che condividono il letto con i genitori in assenza di circostanze pericolose (livelli 2-3),20 e deve essere valutata rispetto alle conseguenze del sonno separato. Ci sono conseguenze per l’allattamento con sonno separato (anche in caso di condivisione della camera) che includono il rischio di fine precoce dell’allattamento, il rischio di compromissione della produzione di latte a causa della minor frequenza delle poppate notturne e il rischio della condivisione del letto accidentale (livelli 1-3).5,21,22 Le raccomandazioni relative alla condivisione del letto devono tenere conto delle conoscenze, delle convinzioni e delle preferenze della madre e riconoscere sia i benefici sia i rischi (livello 5) .23,24 TABELLA 1. FATTORI DI RISCHIO E CIRCOSTANZE PERICOLOSE DURANTE LA CONDIVISIONE DEL LETTO Questi sono fattori che aumentano il rischio di SIDS e di incidenti fatali nel sonno, di per sé, sia con la condivisione del letto.11,26,41,42 • Condivisione di un divano con un adulto addormentato (“condivisione del divano”) • Neonato che dorme accanto a un adulto con facoltà alterate da alcool o droghe • Neonato che dorme accanto a un adulto che fuma • Dormire in posizione prona • Mancato allattamento • Condivisione di una sedia con un adulto che dorme • Dormire su superfici morbide • Essere nati prematuri o di basso peso aLe quantità di alcol che causano alterazione delle facoltà sono discusse nel testo. SIDS, sindrome della morte improvvisa del lattante. Raccomandazioni Tutte le famiglie dovrebbero essere informate sul sonno sicuro. La Tabella 2 riassume le indicazioni sul sonno sicuro in ordine di importanza in base alla forza delle evidenze. Inoltre, raccomandiamo le seguenti pratiche: 1. Un colloquio con domande aperte da parte di chi fornisce assistenza sanitaria, in materia di sicurezza della condivisione del letto, dovrebbe avvenire con tutti i genitori, poiché la condivisione del letto è probabile che avvenga, sia che fosse prevista sia che non lo fosse (livello 4).25 Questi colloqui dovrebbero svolgersi precocemente nell’ambito del corso perinatale, continuare durante l’infanzia e includere il maggior numero possibile di persone che si prendono cura del bambino. Le domande aperte che si sono rivelate utili per avviare con successo la conversazione includono: a. “Quali sono i vostri programmi rispetto a dove il bambino dormirà?” b. “Com’è organizzata quella sistemazione?” c. “Il vostro bambino finisce mai a letto con voi?” 2. Screening delle famiglie con un aumentato rischio di morte infantile con la condivisione del letto: neonati nati pretermine (livello 2)26 (livello 3),27 esposti al fumo passivo prima della nascita (livello 1)28 (livello 4)29 (livello 5),30 che vivono con fumatori (livello 1)28 (livello 3)11 (livello 4),31,32 e quelli che vivono con persone che consumano alcolici (livello 3)11 o droghe e che, pertanto, potrebbero essere responsabili del bambino e addormentarsi con lui. 3. Dovrebbero essere fornite informazioni e consulenza sulla condivisione sicura del letto anche a quei genitori ai quali la condivisione del letto dovrebbe essere scoraggiata (quelli che presentano condizioni o circostanze pericolose), perché si deve presumere che i genitori possano attuarla comunque, anche se in modo accidentale e non programmato (livello 1).33 Vedere Tabella 3 per le strategie di minimizzazione del rischio. a. Questi colloqui possono includere le modalità per rendere le zone destinate al sonno il più sicure possibile e possono far riflettere su come ridurre al minimo le circostanze pericolose, anche se non vengono totalmente eliminate (vedere la tabella 2). b. Ad esempio, se un genitore che fuma condivide il letto, si può parlare di allattamento, di posizioni per dormire, della superficie di appoggio durante il sonno, della biancheria del letto e del luogo in cui il bambino fa i pisolini quando è da solo. Quando una famiglia condivide il letto, la conversazione dovrebbe essere non giudicante e riconoscere il contesto. • Porre fine allo stigma della condivisione del letto e istruire tutti i genitori sulla condivisione sicura del letto hanno un potenziale per ridurre le morti infantili. La condivisione del letto si è evoluta da innati meccanismi biologici e comportamentali umani. Non è una pratica singolare, discreta o coerente, ma è composta da una vasta gamma di comportamenti, alcuni dei quali possono portare rischi, rendendo particolarmente importante discutere della sicurezza della condivisione del letto. • Discutere con i genitori che allattano il concetto di dormire al seno consente di discutere in modo sicuro la condivisione del letto in questo contesto. Utilizzando la teoria del comportamento pianificato, è più probabile che la consulenza in merito al dormire al seno in modo sicuro sia efficace se è coerente sia con le norme sociali sia con l’atteggiamento in cui un genitore si pone (livello 2).34 • Gli strumenti per una conversazione efficace sono risorse importanti.35,36 Iniziare con una domanda aperta aiuta a farsi un’idea delle esperienze vissute dai pazienti e dalle famiglie. È fondamentale riconoscere che la medicina basata sull’evidenza utilizza “un uso compassionevole della difficile situazione, dei diritti e delle preferenze dei singoli pazienti“ (livello 5).23 Il counseling non giudicante aiuta a costruire relazioni di fiducia tra paziente e professionista sia per la divulgazione sia per una consulenza efficace (livello 5).10 TABELLA 2. INDICAZIONI PER UNA CONDIVI- SIONE DEL LETTO SICURA, IN ORDINE DI IMPORTANZA 1. Non dormire mai con i bambini su un divano, una poltrona o su superfici inadatte, cuscini compresi (livello 3).11 2. Mettere i bambini a dormire lontano da qualsiasi persona che abbia le facoltà alterate da alcool o droghe (livello 3).11 3. Mettere i neonati a dormire in posizione supina (livello 3)11 (livello 4)43 (livello 5).44 4. Mettere i neonati a dormire lontano dal fumo passivo e lontano da chi se ne prende cura ma che fuma abitualmente (livello 1)28 e da vestiti o oggetti che odorano di fumo (“fumo di terza mano”) (livello 5).45 (Nei casi in cui la madre fumi, questo non sarà possibile). 5. Il letto dovrebbe essere lontano da pareti e mobili per evitare che la testa o il corpo del bambino si incastrino (livello 1).46 6. La superficie del letto dovrebbe essere rigida, proprio come nel caso di una culla (livello 3)41 senza coperte spesse (ad es. piumini, copriletti), cuscini, o altri oggetti che potrebbero causare una copertura accidentale della testa e asfissia. 7. Il neonato non deve essere lasciato solo su un letto per adulti (livello 1).47 8. Adozione della posizione a C (“cuddle curl”, posizione a guscio), con la testa del bambino di fronte al seno della mamma o al petto dell’adulto, gambe e braccia/o dell’adulto raccolti attorno al bambino, il bambino sulla schiena, lontano dal cuscino, è la posizione ottimale per il sonno sicuro (Fig. 1) (livello 4).48,49 9. Non ci sono evidenze sufficienti per formulare raccomandazioni sulla condivi- sione del letto con più persone o sulla posizione del bambino nel letto rispetto ad entrambi i genitori in assenza di circo- stanze pericolose.50,51 In ogni Paese dovrebbe essere considerato il contesto culturale specifico di quella situazione rispetto ai vari aspetti del sonno. TABELLA 3. STRATEGIE DI RIDUZIONE AL MINIMO DEL RISCHIO IN FAMIGLIE IN CUI LA CONDIVISIONE DEL LETTO COMPORTA UN ALTO RISCHIO • Maggiore promozione e supporto dell’allattamento (livello 1)12,42,52 (livello 3).52 • Invio ad uno specialista per smettere di fumare e per la cura della dipendenza da alcool e/o droghe (livello 1)28 (livello 3).11 • Miglioramento e ripetizione della comunicazione multimodale relativa ai rischi di condivisione del divano, del letto in presenza di fattori di rischio, incluso dormire accanto a un adulto non sobrio, e l’evitare il fumo. Può essere utile inviare messaggi di testo ed e-mail, e l’utilizzo di video e social media, se fruibili dai genitori (livello 2).34,53,54 • Possono essere presi in considerazione i lettini affiancati o dispositivi da usare nel letto (livello 2) .1,55 • Incoraggiare la condivisione della stanza dove e quando il letto non possa essere condiviso in sicurezza. • Tenere in considerazione l’importanza del coinvolgimento del partner e delle altre persone di sostegno che si occupano del sonno del neonato. Raccomandazioni di politica pubblica Gli interventi sociali strutturali sono interventi fondamentali indipendentemente dalla consulenza sulla sistemazione per il sonno. Poiché molti genitori avranno un contatto limitato con il sistema sanitario,33 è cruciale sostenere i cambiamenti strutturali. I responsabili delle politiche pubbliche dovrebbero considerare le seguenti strategie che possono ridurre la mortalità infantile: 1. Aumentare il prezzo del tabacco, una strategia associata ad un’immediata e marcata diminuzione della mortalità infantile in Europa (livello 5).37 2. Porre fine alle discriminazioni razziali nel sistema sanitario, che minano l’allattamento e portano a esiti negativi sia per le madri sia per i bambini (livello 2)38,39 (livello 3).40 3. Promuovere l’assegnazione di fondi e risorse per la ricerca, concentrandosi sui fattori di rischio delle morti infantili legate al sonno, commisurati al livello di rischio basato sull’evidenza. Base di conoscenze comprovate e materiali a sostegno Definizioni La SIDS è definita come la morte improvvisa di un neonato che rimane inspiegabile dopo che la revisione del caso e/o l’autopsia e l’esame della scena del decesso sono stati svolti. La SIDS ha un codice specifico, R95, secondo l’International Classification of Diseases, 10th Revision (ICD- 10).56 Il codice per “altre cause di morte non definite e non specificate” (R99) viene utilizzato quando la causa del decesso è sconosciuta o ci sono prove insufficienti per classificarla come SIDS, come quando si sospetta che si tratti di SIDS ma non è stata effettuata un’indagine completa. Si assegna il codice per soffocamento o strangolamento accidentale a letto (ASSB, W75) quando il decesso è stato causato da asfissia, strangolamento o soffocamento, in un letto, una culla, un divano o una poltrona. La morte improvvisa e inaspettata del bambino (SUID), nota anche come morte improvvisa inaspettata nell’infanzia (SUDI), è un termine generale per tutti i decessi improvvisi, sia quelli che rimangono inspiegabili (codificati come R95 o R99), sia quelli per cui alla fine si trova una spiegazione causale completa. Misura di prossimità per la SIDS: per qualsiasi confronto internazionale ai fini di questo Protocollo, usiamo una misura di prossimità per la SIDS aggiungendo i decessi attribuiti a questi tre codici insieme (R95 + R99 + W75) come misura composita di SUDI (o SUID) inspiegabile.57 Questo è dovuto al nostro riconoscimento dello shift diagnostico sottolineato da Taylor et al.58 e Shapiro-Mendoza et al.59 nell’ultimo decennio, in cui alcuni patologi e medici esaminatori sembrano riluttanti a usare la SIDS (R95) poiché la diagnosi richiede l’esclusione di qualsiasi altra causa di morte. Pertanto, viene preferito l’uso dei codici R99 o W75, malgrado evidenze incomplete o minime che lo schiacciamento (soffocamento accidentale) possa essere il fattore causale. Lo spostamento diagnostico verso l’ASSB (W75) è più comune negli Stati Uniti che nel Regno Unito.60 Si definisce “condivisione del letto” quando un neonato per dormire condivide un letto da adulti con un adulto, e in questo Protocollo intendiamo quando il neonato dorme accanto a una persona che si prende cura di lui, il più delle volte la madre. Il letto può essere costituito da un materasso o da un futon con diversi livelli di rigidità a seconda dell’imbottitura. Cosleeping è un termine che può includere sia il dormire su una superficie condivisa sia il dormire vicini, ma non necessariamente sulla stessa superficie condivisa per il sonno. Per chiarezza, in questo Protocollo “cosleeping” non viene usato. Dormire separati vs sonno solitario: Ci riferiamo al “sonno separato” come condivisione della stanza senza condivisione del letto, mentre il “sonno solitario” si riferisce al dormire in una stanza separata dai genitori. Storia, contesto e antropologia del luogo del sonno infantile Il latte umano, più povero in soluto rispetto al latte di altre specie (ad esempio, bovino),61 viene digerito molto rapidamente. Il neonato in rapida crescita poppa almeno 8-12 volte nell’arco di 24 ore.62 L’allattamento frequente è difficoltoso se il neonato non è a stretto contatto con la madre giorno e notte.1,8 La condivisione del letto tra genitori e neonati insieme all’allattamento costituisce la norma evolutiva umana, come dimostrato dalla ricerca antropologica.63-67 Nei Paesi industrializzati, fino all’inizio del XX secolo la maggior parte dei neonati condivideva il letto ed era allattato.68 Dopo di allora, il sonno solitario si è sviluppato come ideale tra le classi medie, rafforzato dalle crescenti tendenze dell’alimentazione artificiale e della medicalizzazione del parto, che separano i neonati dalle madri.65,68 Anche l’addestramento al sonno è diventato sempre più popolare in alcune società industrializzate.68 I sostituti del latte umano (ad esempio, la formula) hanno aiutato questa tendenza, poiché i neonati che li ricevono tendono ad alimentarsi meno frequentemente 69 e possono dormire più profondamente dei neonati allattati.70 Le preoccupazioni sulla durata e sul luogo del sonno del bambino non sono apparse fino a dopo la fine del XIX e l’inizio del XX Secolo nei Paesi industrializzati,68 indicando che la ricerca sul sonno infantile ha avuto luogo in un contesto storico in cui l’alimentazione con i sostituti del latte materno e la promozione del sonno solitario erano normative. Sebbene nella maggior parte delle culture i neonati dormano vicino ai genitori o di chi si prende cura di loro, Enti di alcuni Paesi, tra cui Stati Uniti, Canada e Germania, raccomandano che anche le madri che allattano non condividano il letto con i loro neonati.10,71-73 FIG. 2 - La condivisione del letto è fortemente associata alla continuazione dell’allattamento. Fonte: Ball et al., 2016. FIG. 1 - Posizione a C o “a guscio” (“cuddle curl”). Le madri che allattano, dormendo adottano una posizione caratteristica (“la C che protegge” o “a guscio”) in cui creano con il corpo uno spazio sicuro per far dormire il loro bambino. Il braccio della mamma si trova sopra la testa del bambino, impedendogli di muoversi sul letto e di infilarsi tra i cuscini, e le sue ginocchia sono raccolte sotto i piedi del bambino per impedirgli di spostarsi in basso nel letto. Il bambino è posizionato supino sul materasso per dormire, e accanto al seno della madre per poppare agevolmente. Baby Sleep Information Source, licenza di utilizzo Creative Commons, 2016. Il concetto di “sonno al seno” è stato proposto per descrivere un modello, basato sulla biologia, di contatto continuo tra la madre e il neonato, a partire da subito dopo la nascita, in cui il sonno e l’allattamento sono inestricabilmente combinati, supponendo che non ci siano fattori di rischio pericolosi.15,64 Descritto nelle culture di tutto il mondo, nel “sonno al seno” il neonato si nutre frequentemente al seno durante la notte mentre condivide il letto con la madre, e al mattino la madre potrebbe non ricordare quante volte ha allattato o per quanto tempo.74 Il concetto di “sonno al seno” riconosce il ruolo critico che il contatto immediato e prolungato con la madre gioca nell’aiutare ad avviare e stabilire un allattamento ottimale;63,75,76 e riconosce che il comportamento e la fisiologia delle diadi che praticano il sonno al seno può essere diverso da quello delle diadi che condividono il letto ma non praticano l’allattamento, il che significa che le valutazioni di sicurezza per la condivisione del letto con l’allattamento rispetto all’alimentazione con sostituti del latte umano richiedono probabilmente approcci diversi.4,21,77,78 Quando le madri che allattano dormono con i loro neonati, li proteggono da potenziali fattori di stress fisiologico, tra cui la copertura delle vie aeree e il surriscaldamento per la loro caratteristica posizione nel sonno (a guscio intorno ai loro neonati, creando con il loro corpo uno spazio limitato per dormire), nota come la “posizione a C”48 o “a guscio”49 (Fig. 1). La loro continua vigilanza attraverso i microrisvegli spinge i neonati a svegliarsi regolarmente durante la notte.21,78-80 In due piccoli video-studi, le madri che non hanno mai allattato sono state osservate mostrare questi comportamenti protettivi meno frequentemen- te.78,81 Rispetto ai neonati che dormono da soli, i neonati che dormono al seno passano meno tempo nelle fasi 3-4 (sonno profondo) e più tempo nelle fasi 1- 2 (sonno più leggero), facilitando il rapido risveglio del neonato e l’interruzione dell’apnea. Un maggiore accudimento attraverso il sonno al seno, rispetto al minor tempo dedicato all’accudimento di quando si dorme separati, può influenzare le risposte epigenetiche allo stress nel neonato attraverso la possibile influenza della cura materna sulle risposte di regolazione del neonato.82 Nonostante decenni di consigli per evitare il contatto nel sonno tra madre e bambino, i ricercatori riferiscono che, in una data notte, il 20- 25% dei neonati statunitensi e britannici <3 mesi di età condivide il letto con un genitore per dormire almeno per una parte della notte,83,84 e >40% dei neonati nelle società occidentali*, in generale, lo fa ad un certo punto nei primi 3 mesi.83,85-91 Queste proporzioni possono essere sottostimate a causa dello stigma associato alla condivisione del letto, specialmente negli Stati Uniti. I genitori esprimono vari motivi per condividere il letto con il loro bambino, tra cui credenze culturali o religiose profondamente radicate e filosofie genitoriali, i legami fisiologici tra la produzione di latte e l’allattamento notturno e una pulsione biologica che spinge a un contatto stretto.25,89,92-94 Spiegano che dormire con il loro neonato rende più facile l’accudimento notturno, li aiuta a monitorare il neonato, è comodo e permette comunque loro di dormire.8,25,95 A volte i genitori riferiscono di non avere un altro posto dove mettere il neonato di notte, o che si sono involontariamente addormentati con il neonato.25,89,96 Altri riferiscono di aver condiviso il letto in risposta al fatto che la madre o il suo bambino sono sordi, per tenere i bambini al sicuro da pericoli ambientali (ad esempio, parassiti, spari e terremoti) e per proteggerli dalla SIDS.97-99 Le madri che allattano costituiscono il gruppo più numeroso tra coloro che condividono il letto.92 Il contatto nel sonno tra madre e neonato facilita l’allattamento notturno, con molteplici studi che dimostrano come la condivisione del letto sia associata a poppate notturne più frequenti (il che favorisce la produzione di latte) e ad una maggior durata dell’allattamento2,4,14,90 (Fig. 2). Le donne con la maggior motivazione prenatale ad allattare sono più propense a condividere il letto, mentre le donne che allattano e che inizialmente non avevano intenzione di condividere il letto, spesso finiscono per farlo.8,100 Sebbene le madri che allattano condividendo il letto si sveglino frequentemente per allattare, sono sveglie per periodi più brevi e si riaddormentano più rapidamente.79 In tal modo ottengono una maggiore durata del sonno101 rispetto alle madri che non condividono il letto.14 La condivisione del letto è una strategia utilizzata dalle madri che allattano per ridurre le conseguenze fisiche e sociali, per esempio i disturbi del sonno.102 Uno studio osservazionale ha dimostrato che, rispetto alle madri che condividono la stanza senza condivisione del letto, per le madri che condividono il letto era più probabile che venisse riportato l’allattamento esclusivo (odds ratio corretto [OR]: 2,46; 95% intervallo di confidenza [CI]: 1,76- 3.45) o l’allattamento parziale (OR corretto: 1,75; 95% IC: 1,33-2,31).7,103 Pertanto, l’indicazione di evitare la condivisione del letto ha il potenziale di minacciare il raggiungimento degli obiettivi di allattamento’,3,8,104,105 e può aumentare il rischio di dormire in luoghi pericolosi come i divani.106 Anche se le madri e i neonati possono dormire separati e praticare comunque un allattamento esclusivo, farlo si traduce in un numero minore di poppate notturne: le diadi che condividono il letto hanno un numero di poppate doppio o triplo rispetto alle diadi che dormono separate.6 In uno studio randomizzato che ha esaminato l’avvio dell’allattamento, si è evidenziato che nel caso in cui nel reparto maternità i neonati dormivano da soli in una culla separata dal letto della madre (Fig. 3a), il numero delle poppate era meno della metà rispetto a quello dei neonati che dormivano in un lettino affiancato (Fig. 3b) o che avevano condiviso il letto con la madre.1 In uno studio effettuato in una popolazione con bassi tassi di allattamento, l’indicazione di condividere la stanza, senza condivisione del letto, ha fatto sì che l’allattamento raggiungesse una durata simile a quella di “qualsiasi”’ allattamento, senza portare ad un allattamento esclusivo.22 Condivisione del letto e SIDS: evidenze epidemiologiche/osservazionali L’alimentazione con sostituti del latte umano (formula) è associata con un rischio di SIDS notevolmente aumentato.42 Ciò può essere dovuto ad una soglia di risveglio più bassa nel neonato e ad un maggiore rischio di infezione rispetto alle diadi che praticano l’allattamento.52 Inoltre, video- studi dimostrano che i neonati allattati che condividono il letto con la madre dormono regolarmente con la testa ben lontana dai cuscini dato che sono posizionati vicino al seno della madre,21,78,81 il che potrebbe abbassare il rischio di soffocamento, a differenza dei neonati che vengono nutriti con sostituti del latte umano, che invece, come evidenziato dallo studio, sono collocati intenzionalmente sui cuscini o nelle vicinanze degli stessi. I dati video mostrano anche che i neonati allattati che condividono il letto con la madre raramente dormono proni.21,81 Hauck et al. sostengono che l’allattamento sia causalmente associato a una riduzione della SIDS sulla base di plausibilità biologica, coerenza dei risultati, forza della correlazione (che da allora è stata ancor più rinforzata42), tempistica dell’associazione ed effetto dose-risposta; non è quindi solo un indicatore per altri fattori di protezione, tra cui assenza di fumo di tabacco o fattori sociodemografici.52 Il meccanismo di protezione è sconosciuto. Tuttavia, è probabile che si tratti di una combinazione tra fattori comportamentali materni, le proprietà immunologiche e nutrizionali del latte umano e l’influenza fisiologica della suzione sul risveglio. FIG. 3. – a-Culla, b-sidecar, c-wahakura, e d-Pepi-Pod. Circa la metà dei casi di SIDS si verifica quando i neonati dormono accanto a un adulto, come dimostrato da recenti studi osservazionali caso- controllo, con il resto dei decessi che si verifica tra i neonati che dormono da soli in culla/lettino.9,11 In uno studio longitudinale in Inghilterra svolto su 300 casi di decessi consecutivi per SIDS in un periodo di 20 anni, il numero totale di decessi per SIDS in caso di condivisione del letto è diminuito della metà dopo la campagna “Back to Sleep”.107 Tuttavia, in questa coorte c’è stata una riduzione di sette volte dei decessi avvenuti nella culla/lettino, il che suggerisce che mettere i neonati a dormire proni è molto più comune quando i neonati dormono da soli rispetto a quando condividono il letto con gli adulti. 11,107 Questa tendenza ha portato anche ad una maggior percentuale di decessi tra i neonati che condividono il letto, nonostante la diminuzione in numero dei decessi nel caso di condivisione del letto, per via della diminuzione del numero complessivo dei decessi. Questo aumento statistico della proporzione delle morti in caso di condivisione del letto ha portato i responsabili delle politiche pubbliche di alcuni Paesi a raccomandare di non condividere il letto con i neonati, tale raccomandazione è stata condivisa anche dall’Accademia Americana di Pediatria, con le dichiarazioni rese nel 2005.10.108 In una meta-analisi di 11 studi casi-controllo sulla SIDS pubblicati nel 2012, è stato evidenziato un rischio combinato di tre volte superiore associato alla condivisione del letto, anche se questo dato non è risultato significativo nei neonati più grandi (>12 settimane) o in quelli non esposti a fumo di tabacco, mentre il rischio è risultato significativo solo per chi condivideva il letto in modo accidentale e non programmato, non per coloro che lo condividevano d’abitudine. Inoltre, l’allattamento non era stato incluso in questa analisi.109 In uno studio caso-controllo,32 l’interazione tra la condivisione del letto con madri fumatrici come rischio di SIDS, identificato per la prima volta nel New Zealand Cot Death Study del 1993,31 aumentava il rischio di SIDS di oltre quattro volte (OR: 4,55 [95% CI: 2,63-7,88]) rispetto ai neonati che dormono accanto a madri non fumatrici (OR: 0,98 [95% CI: 0,44-2,18]). L’esposizione antenatale al fumo non è solo un indicatore dello status socioeconomico in quanto è associata a neonati con minori risvegli, e a conseguenze patologiche nel cervello dei neonati esposti.29,30 Un’analisi combinata tra 400 neonati morti di SIDS e 1.386 controlli in due studi inglesi ha dimostrato un aumento di 18 volte dei decessi per SIDS se un neonato dormiva con un adulto su un divano o accanto a un adulto che aveva bevuto >2U di alcool nelle 24 ore precedenti (2U equivale a 1 pinta o 1 lattina grande di birra [440 mL], 1 bicchiere di vino [175 mL], o 2 bicchieri di liquore [50 mL]), con un rischio di 4 volte aumentato nel caso di condivisione del letto con genitori fumatori.11 In assenza di fattori di pericolo, non c’era alcun rischio di SIDS quando si condivideva il letto rispetto a quando non si condivideva (condivisione della stanza o sonno solitario) (OR: 1,08 [95% CI: 0.58–2.01]). Quando i dati sono stati suddivisi tra neonati più piccoli (<3 mesi) e più grandi, è stato evidenziato un aumento di rischio, anche se non statisticamente significativo, nei neonati più piccoli (OR: 1,6 [95% CI: 0,96-2,7]) e un significativo effetto protettivo della condivisione del letto in assenza di fattori di rischio, tra i neonati più grandi (OR: 0,08 [95% CI: 0,01-0,52]). Sarebbero necessari ulteriori studi con un campione più ampio di neonati, in modo da valutare correttamente qualsiasi effetto differenziale in base all’età infantile o all’impatto di altri fattori come l’uso di droghe da parte dei genitori, il posizionamento durante il sonno dei neonati o la condivisione della stanza. FIG. 4 - Condivisione del letto (di qualsiasi tipo) come norma culturale e SIDS, sindrome della morte improvvisa del lattante. La maggior parte dei dati sulla SIDS è del 2014. I dati dell’Australia sono 2008-2012, quelli del Giappone del 2015, per i Paesi Bassi e la Svezia del 2013. Il termine “aborigeni” qui si riferisce sia agli aborigeni australiani che agli abitanti dello Stretto di Torres (insieme).. Fonte: Tratto da dati di Bartick e Tomori, 2019. Per contro, in un’analisi combinata simile, un rischio cinque volte maggiore era associato ai neonati più piccoli che condividevano il letto in circostanze non pericolose.9 Tuttavia, in questo studio, il gruppo di riferimento era composto da bambine allattate poste a dormire sulla schiena vicino al letto dei genitori non fumatori, in assenza di altri fattori di rischio. Ciò ha amplificato la differenza di rischio e rende questa spiegazione non generalizzabile e difficile da interpretare, perché entrambi i fattori protettivi (dettagliati nel gruppo di riferimento) e il potenziale fattore di rischio (la condivisione del letto) sono stati quantificati allo stesso tempo. Esistono dati limitati sul rischio di condivisione del letto con adulti diversi dalla madre. Un singolo studio effettuato nella città di Chicago, negli Stati Uniti, ha riscontrato un aumento del rischio di morte quando più persone condividono il letto (altri bambini da soli o altri bambini con uno o entrambi i genitori) e con adulti che non siano i genitori,50 ma non è chiaro se vi sia un rapporto causale. In uno studio scozzese, è stato trovato un marcato aumento del rischio di morte se il neonato dorme tra due genitori,51 ma questo studio non ha tenuto conto dell’uso di alcool e/o droghe, che è rilevante in un Paese come il Regno Unito, che ha un’alta prevalenza di binge drinking, bevute episodiche pesanti (27,1% tra le persone dai 15 anni in su) rispetto ad altri Paesi industrializzati.110 Epidemiologia della SIDS I casi di SIDS sono più comuni tra le persone a basso reddito46,107 e tra alcune comunità emarginate nei Paesi ricchi, con la più alta prevalenza di SIDS al mondo tra Indiani d’America statunitensi/nativi alaskani (insieme), neri non ispanici, maori neozelandesi, aborigeni australiani, abitanti delle Isole dello Stretto di Torres e indigeni canadesi.33 La condivisione del letto è spesso comune e culturalmente apprezzata in queste comunità emarginate. Tuttavia, ci sono anche molte popolazioni con alti tassi di condivisione del letto che hanno bassi tassi di SIDS,33,111 compresi gli svedesi,33 gli asiatici statunitensi e gli ispanici statunitensi (Fig. 4). Queste osservazioni contrastanti possono essere spiegate dalla presenza o dall’assenza di una molteplicità di fattori di rischio.33. Va considerata la concomitanza di molte fra le circostanze pericolose, quali il fumo prenatale, l’uso di alcool, il parto pretermine, cure prenatali carenti, e la mancanza di allattamento (alimentazione con sostituti del latte umano), insieme alle condizioni di povertà, al razzismo strutturale e ai retaggi di un trauma storico. Negli Stati Uniti, meno della metà delle madri di neonati morti di SIDS ha ricevuto cure prenatali adeguate,33 circostanza che è stato dimostrato essere associata alla SIDS in altre zone.112,113. Anche il razzismo strutturale gioca un ruolo importante. Ad esempio, i neonati afro- americani hanno più probabilità di ricevere sostituti del latte umano in ospedale senza indicazione medica,38,39 minando l’allattamento. La discriminazione razziale dei Maori e degli indigeni australiani e di altre minoranze da parte degli operatori sanitari e della società, è associata a un’ampia gamma di esiti negativi per la salute in Nuova Zelanda e Australia.40,114. Politiche e strategie di riduzione al minimo del rischio Per informare i genitori sulla condivisione del letto sono state adottate varie politiche nell’ultimo decennio. Paesi che includono gli Stati Uniti, il Canada e la Germania73 hanno scelto di sconsigliare la condivisione del letto. Una review del 2014, effettuata da un ente indipendente del Regno Unito, il National Institute for Health and Care Excellence, ha preso in considerazione tutti gli studi casi-controllo internazionali svolti in un periodo di 20 anni e ha concluso che la condivisione del letto in sé non è causa di SIDS e che i genitori dovrebbero essere informati degli specifici rischi associati a questa pratica.115 In contrasto con i Paesi che sconsigliano la condivisione del letto, Paesi come il Regno Unito e l’Australia116 riconoscono che questa pratica viene messa in atto sia intenzionalmente sia non intenzionalmente ed è spesso legata all’allattamento. Quindi indicano agli operatori sanitari del settore di discutere apertamente le particolari circostanze in cui può essere rischioso condividere il letto. FIG. 5 - Trend di incidenza di SIDS e SUID (morte infantile improvvisa e inaspettata) negli Stati Uniti (1990-2015). Fonte: Centers for Disease Control and Prevention/National Center for Health Statistics (CDC/NCHS), National Vital Statistics System, Compressed Mortality File. Anche se l’approccio del Regno Unito e dell’Australia manca della semplicità dell’approccio predominante negli Stati Uniti, il primo è più in linea con le evidenze, che riconoscono come la condivisione del letto sia una pratica molto diffusa e possa essere culturalmente apprezzata. Questa strategia permette di discutere la questione senza giudizio e di mettere in evidenza specifiche situazioni di pericolo.48,117,118. La politica degli Stati Uniti, pur chiedendo colloqui non giudicanti con le famiglie sulle pratiche legate al sonno, include la raccomandazione a condividere la stanza ma non il letto. Questo è un chiaro messaggio diretto al pubblico che ai responsabili delle politiche pubbliche può sembrare facile da trasmettere. Uno svantaggio di questo approccio diretto, come dimostra la retorica contro la condivisione del letto in alcune campagne, è la stigmatizzazione che può ostacolare una franca discussione tra genitori e operatori sanitari e offendere i genitori in lutto che hanno perso un neonato mentre condividevano il letto. Nonostante le campagne per diminuire la condivisione del letto, questa pratica è aumentata negli Stati Uniti negli ultimi anni, soprattutto tra le comunità nere e ispaniche.87,91 In una sperimentazione che utilizzava un servizio di messaggistica potenziata con le famiglie ad alto rischio per evitare che praticassero la condivisione del letto,119 non è stata riscontrata differenza tra queste famiglie e il gruppo di controllo nell’utilizzo di questa pratica, inoltre, in entrambi i gruppi dello studio, la condivisione del letto è aumentata nel corso dei primi 6 mesi. L’allattamento non è diminuito, presumibilmente perché la pratica di condividere il letto non è stata influenzata.22 Tenendo conto dello shift diagnostico (del cambiamento della diagnosi, NdT), il tasso di SIDS approssimativo (R95 + R99 + W75) negli Stati Uniti, che hanno utilizzato la politica severa del “no alla condivisione del letto”, sembra essere quasi invariato (Fig. 5). Nel Regno Unito, dove i genitori sono stati educati ad una condivisione sicura del letto, il tasso di SIDS approssimativo è diminuito rispetto ai 10 anni precedenti (Fig. 6). È da notare, tuttavia, che molti fattori oltre alla condivisione del letto possono influire su queste recenti tendenze. Le strategie per ridurre al minimo il rischio includono il riconoscimento del ruolo dell’allattamento nella prevenzione della SIDS, il potenziale pericolo legato al condividere il letto in presenza di situazioni a rischio e la comprensione dell’importanza del coinvolgimento del partner e delle altre persone di sostegno che si occupano del sonno del neonato (Vedi Tabella 3). FIG. 6 - Trend dell’incidenza di SIDS e SUID (morte improvvisa inaspettata durante l’infanzia) in Inghilterra e Galles (2000-2015). Fonte: Office for National Statistics, Inghilterra e Galles.. Efficacia degli interventi riguardanti il sonno sicuro Uno studio sugli interventi riguardanti il sonno sicuro mostra che la maggior parte di quelli su base individuale (principalmente negli Stati Uniti) non hanno esito positivo, compresi quelli relativi all’esposizione al fumo e alla sistemazione usata per dormire.120 Uno studio osservazionale statunitense ha dimostrato che le donne che allattano in modo esclusivo hanno meno probabilità di seguire l’indicazione di non condividere il letto rispetto ad altre donne (65% contro il 30,5%).103 La strategia di raggiungere i genitori con messaggi di testo ed e-mail con video, social network o altri media,34,53,54,121 ha riscosso un certo successo, tuttavia richiede il possesso di un dispositivo mobile e di un accesso a internet. L’approccio semplicistico “ABC - Alone, Back, Crib” (da solo, sulla schiena, nella culla, NdT) è spesso non accettato dalle famiglie e dagli operatori sanitari e non è stato dimostrato che diminuisca le morti legate al sonno, portando all’adozione di un approccio colloquiale,35 che include l’analisi dei bisogni e delle percezioni dei genitori e il prendere decisioni consapevoli.118 Alcuni sondaggi annuali statunitensi effettuati tra il 1993 e il 2010 hanno rivelato che i tassi di condivisione del sonno tra le famiglie nere e ispaniche sono continuamente aumentati, nonostante quasi la metà degli adulti che condividevano il sonno si fosse confrontato con un operatore sanitario su questo tema.91 In Nuova Zelanda, la cui popolazione Maori fino a poco tempo fa aveva il più alto tasso di SIDS al mondo, provocato da alti tassi di fumo combinati con la condivisione del letto,58 ha visto ridurre i tassi di mortalità infantile dopo l’adozione di una nuova strategia.122 Ci si è rivolti alle famiglie ad alto rischio fornendo loro il wahakura (Fig. 3c), una struttura di lino intrecciato a forma di culla e basata sulle tradizioni Maori, che è stata sviluppata a tale scopo e utilizzata sul letto, in modo da creare una superficie separata su cui dormire, e il Pepi-Pod™ (Fig. 3d), un contenitore di polipropilene (plastica per alimenti) di proporzioni simili.123 Ai genitori sono stati forniti anche suggerimenti su base individuale per promuovere il “sonno sicuro”. Soprattutto, il fascino del wahakura è accresciuto dal fatto di richiamare una pratica tradizionale Maori di accudimento che supporta la preziosa vicinanza di madre e bambino.124 L’alto tasso di SIDS tra i Maori è sceso drasticamente tra il 2009 e il 2012, soprattutto nelle aree che erano obiettivo dell’intervento.122 È interessante notare che il wahakura non ha ridotto i comportamenti pericolosi legati al sonno rispetto a una culla da posizionare accanto al letto, ma è stato associato a tassi di allattamento a 6 mesi notevolmente aumentati (wahakura: 22,5%, culla 10,7%, p = 0,04).55 Raccomandazioni per la Futura Ricerca • In che modo è possibile migliorare le tecniche di indagine sulle morti infantili per determinare se il decesso di un bambino può essere completamente spiegato con l’asfissia? • Esiste un rischio significativo derivante dalla condivisione del letto in assenza di condizioni pericolose? • Esiste una relazione tra rischio di condivisione del letto, età infantile e modalità di alimentazione (adattando i dati per tutte le circostanze pericolose) (allattamento, alimentazione con latte materno spremuto, con latte donato o con sostituti del latte umano)? • Qual è l’indicazione migliore per creare una sistemazione sicura per il sonno dei bambini non allattati? • In che modo la condivisione del letto con più persone insieme, in assenza di rischi, inclusa la condivisione del letto in caso di gemelli, influisce sulla sicurezza del bambino? La posizione del bambino nel letto, ad esempio, tra i genitori o verso il bordo del letto accanto alla madre, fa la differenza per la sicurezza? • I dispositivi da usare nel letto e i lettini affiancati sono sicuri ed efficaci, specialmente per i bambini in situazioni ad alto rischio e, se sicuri, quali sono i loro effetti sull’allattamento? • La posizione “a C” o “a guscio“ può essere adottata da persone che condividono il letto ma non allattano ed è efficace nel ridurre la SIDS? • Fornire ai genitori informazioni a sostegno della pratica del “sonno al seno”, come definito in questo Protocollo, ovvero come una categoria separata di condivisione del letto, è protettivo o rischioso al fine di fornire a questi genitori indicazioni specifiche migliori? • Esiste un’evidenza autoptica riguardante l’effetto dell’alimentazione con sostituti del latte materno che possa stabilire un nesso causale tra questo tipo di alimentazione e la SIDS? • I rischi di morte per SIDS dovuti alla fine precoce dell’allattamento e potenzialmente correlati alla mancanza di una condivisione del letto sicura superano il rischio di morte per SIDS da condivisione del letto in circostanze non pericolose? Ci sono molti elementi confondenti e questo campo sarà difficile da studiare. • In che misura l’obesità materna modifica i rischi e i benefici della condivisione del letto?125.126 Dichiarazione di trasparenza JJM lavora come consulente in materia di sicurezza per l’azienda Arms Reach Cosleeper™, gli viene corrisposto un piccolo onorario ma senza royalties. Non esistono altri interessi finanziari concorrenti. PSB è presidente della International Society for the Study and Prevention of Perinatal and Infant Death (ISPID) ed è consulente scientifico dell’UNICEF UK, entrambe posizioni non finanziate. HLB è consulente scientifica del Lullaby Trust e presidentessa del Lullaby Trust Scientific Committee, membro del consiglio di amministrazione dell’ISPID e membro del comitato di revisione editoriale del Journal of Human Lactation, tutte posizioni non finanziate. Come parte del suo ruolo accademico, è co-fondatrice e condirettrice di Basis, la Baby Sleep Information Source (www.BasisOnline.org.uk). JJM è consulente psicologo della rivista Fit Pregnancy, consulente non retribuito per il sito Web Kids in the House, KidsintheHouse.com e membro del consiglio di amministrazione di Speaking of Kids. LFW lavora come consulente e responsabile medico per le Communities and Hospitals Advancing Maternity Practices (CHAMPS), il Boston Medical Center, Boston, Massachusetts e come consulente del National Institute for Children’s Health Quality (NICHQ) -National Action Partnership (NAPPSS-IIN). È presidentessa della Sezione sull’allattamento dell’American Academy of Pediatrics (AAP) e fa parte della Task Force della AAP per la SIDS. KAM fa parte del comitato di consulenza medica della US Baby-Friendly Hospital Initiative ed è redattrice associata del Journal of Human Lactation. MCB ha ricevuto finanziamenti dal W.K. 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Lawrence, MD, FABM Yvonne Lefort, MD, FABM Nicole Marshall, MD, MCR Katrina Mitchell, MD, FABM Catherine Murak, MD Eliza Myers, MD Sarah Reece-Stremtan, MD Casey Rosen-Carole, MD, MPH, MSEd Susan Rothenberg, MD, FABM Tricia Schmidt, MD Tomoko Seo, MD, FABM Natasha Sriraman, MD Elizabeth K. Stehel, MD Adora Wonodi, MD Nancy Wight, MD Traduzione di Margot Fanton, Roberta Voltazza, Patrizia Lombari e Serena Porzionato, Revisione di Elena Fumagalli e Carla Scarsi, Consulenti de La Leche League Italia Certified Translation: this translation has been approved by the Academy of Breastfeeding Medicine. Traduzione certificata: questa traduzione è stata approvata dall’Academy of Breastfeeding Medicine. Per comunicazioni: abm@bfmed.org BREASTFEEDING MEDICINE Volume 9, Number 5, 2014 © Mary Ann Liebert, Inc. DOI: 10.1089/bfm.2014.9984 Tradotto a febbraio 2020